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1990 LA CHIESA - VIAGGI PAPALI E REALISMI

Viaggi papali e realismi

Ho sempre pensato, e penso tuttora, che alcuni valori del cristianesimo si possano trovare anche nel marxismo (giustizia sociale, rispetto dell'uomo, ecc.), inoltre, forse per la mia cultura di radice cattolica, non ho mai guardato a questa realtà con odio o come un «mangia-preti». Ritengo però che anche in questa filosofia ci siano state diverse «deviazioni» che hanno portato i credenti cattolici a pregare per tutti ma anche a chiudere gli occhi sui problemi di ingiustizia nel mondo e sul nostro sistema economico che si sviluppa sulla disuguaglianza tra poveri e ricchi. L'esempio reale di una deviazione sono stati i discorsi del Papa nel suo ennesimo viaggio in Africa.
Un uomo il cui peso spirituale ha una grande importanza per milioni di persone nel mondo, non può andare in quei paesi e con spregiudicatezza condannare l'uso dei profilattici, sia per il controllo delle nascite che per la prevenzione dell'AIDS.
È vero che il diritto alla vita è un bene importante da difendere, ma in tutti i casi questa vita dovrebbe essere vissuta dignitosamente, e se è giusto per lui, che fa delle vacanze, mangia bene, vive in un ambiente sano, e nuota in piscina, dovrebbe essere anche giusto, anzi, un diritto per i bambini africani. Allora non si può dire a questi popoli; «fate figli», aspettando che... il mondo cambi e risolva i problemi di povertà e fame. Lasciando, nell'attesa, morire o soffrire milioni di bambini. Penso sia più giusto essere realisti e amando gli uomini, lasciare che questi imparino a regolare le nascite dei loro figli, non aumentando così la schiera dei bisognosi che muoiono di fame, di malattie, senza una casa.
È facile dire NO al controllo delle nascite e poi tornate a Roma al caldo, in un palazzo, nella ricchezza, lasciando questi popoli nella disperazione. Se si è per la difesa della vita, la lotta di prevenzione all'AIDS deve essere un compito prioritario, e non può essere risolto con proclami di virtù (fedeltà, astinenza, castità) come ha fatto il papa in Africa, perché si sa benissimo che non sono facili da attuare e che, nella maggior parte dei casi, servono solamente a frustrare ancora una volta la sessualità dell'individuo. È più che giusto insegnare ai giovani il valore di un rapporto equilibrato, fisico spirituale, tra i sessi, ma questo non vuole dire chiudere gli occhi sulla realtà dei rapporti attuali e sull'avanzare del contagio dell'AIDS, molto presente in Africa.
La sessualltà è un problema molto difficile da gestire perché ogni individuo la vive alla sua maniera, per qualcuno la castità può dare un piacere immenso, per altri no. Non per niente ci sono problemi anche all'interno della chiesa, per esempio preti che si vogliono sposare, preti omosessuali, ecc.
Il Papa deve essere ritenuto responsabile di ogni individuo che seguendo le sue direttive (no all'uso del profilattico) verrà contagiato dall' AIDS, dovrebbe esserci la stessa riflessione attuata (discussione in Italia) per quei cantanti che, avendo un grande seguito tra i giovani, con il loro comportamento o esempio inducono quest'ultimi all'uso della droga.

Finisco con una riflessione sulla chiesa (imitazione della basilica romana di S. Pietro) fatta costruire dal presidente del Costa d'Avorio, e che è costata più di 300 milioni di franchi e che solo per il funzionamento del suo impianto elettrico costa diverse decine di migliaia di franchi all'ora. Questa cattedrale è stata ora donata al Vaticano.
Anche in questo caso il buon Gesù che scacciò i mercanti dal tempio e il buon san Francesco che scelse la povertà, sono stati dimenticati, e il Papa con il seguito di 5 cardinali e decine di vescovi, pur vedendo tutti quei milioni gettati al vento in un paese povero, ha accettato di benedirla.
Ancora una volta la scelta è andata al messaggio dell'immagine della potenza della chiesa, che in quel paese rappresenta solo il 12% dei cittadini, invece di aiutare gli uomini. A tutti questi problemi mi si risponderà che io, piccolo uomo, non posso capire il disegno di Dio. In tutti i casi, io preferisco essere quello che sono che un integralista cattolico che deve tacere e ubbidire.

Bill Arigoni

14 settembre 1990