Novità

1980 BILL IN AIUTO AI TERREMOTATI DELL'IRPINIA

Il 23 novembre del 1980 una forte scossa di terremoto colpì l'Irpinia nell'Italia meridionale, migliaia furono i morti e gli sfollati e molti paesi furono letteralmente rasi al suolo.
La grandezza della catastrofe colpì profondamente il resto dell'Europa compreso il Ticino, numerosi furono all'epoca i volontari che prestarono aiuto ai terremotati, tra questi anche Bill Arigoni che con alcuni amici andò in Campania a prestare aiuto alle popolazioni colpite.
Qui di seguito alcune foto di quei momenti. Clicca sul tasto destro per ingrandirle.

2010 Il Molino ricorda Bill Arigoni

Il Molino ricorda Bill Arigoni

 

L’assemblea del CSOA il Molino desidera ricordare pubblicamente il compagno Bill Arigoni e stringersi attorno alla sua famiglia e ai suoi compagni di lotta!

In basso a sinistra, dove c’è il nostro cuore, c’è una ferita che da
giorni lacrima. Abbiamo perso un compagno, un amico, un uomo. Bill era al
nostro fianco quando ci hanno attaccato, sgomberato o incendiato. Il Molino
era al suo fianco quando lo licenziarono perché operaio che difendeva i
diritti dei lavoratori. Nelle notti dei giorni dello sciopero della fame,
ci insegnò che non bisogna mai rinunciare a lottare, anche a costo di
pagare in prima persona. “La dignità non ha prezzo”: non erano parole al
vento per Bill. Insieme abbiamo condiviso battaglie, ideali e passione.

Sempre schierato in basso a sinistra, a difesa dei diritti dei migranti,
degli inquilini, dell’ambiente e dei beni comuni. La sua lotta era contro
lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente. Come noi, detestava gli
egoisti, gli avidi, i prepotenti, i carrieristi di ogni sorta e gli
ipocriti benpensanti che si annidano in ogni dove, socialdemocratici
compresi. Ora questo brandello di terra del pianeta che è il Ticino, è
diventato più arido. Ma quanto seminato, ricrescerà più forte.

Grazie di tutto Bill.

L’assemblea del CSOA il Molino

2011 RIMANI UN ESEMPIO

Rimani un esempio

Caro Bill, di qualità ne avevi tante, ma ne avevi alcune molto preziose, che per me risaltavano proprio perché  diventano più rare fra coloro che fanno politica nelle istituzioni. Il tuo slancio ideale non si è lasciato logorare dai compromessi e stemperare dai piccoli  privilegi che le cariche pubbliche procurano. Sei rimasto semplice, onesto e trasparente fino al midollo; coraggioso e non conformista, anche se era sempre più difficile esserlo.Nelle tue lotte politiche hai sempre messo al primo posto le persone, soprattutto le più deboli. Così mi scrivevi in un mail: “avevo bisogno di qualcuno che non scrivesse di finanze statali da salvare, ma di persone da salvare, per una “società felice” (o almeno “meno infelice”)”.

Tu non avevi due facce, una da mostrare in pubblico e un’altra in privato. Non facevi distinzioni: i principi di giustizia, tolleranza e solidarietà che proclamavi in politica li applicavi anche nella tua vita, nei tuoi rapporti personali, con coerenza e rispetto. E proprio per questo ti stimavo e ammiravo tanto, come politico e come persona. Grazie Bill per tutto quello che hai fatto e che sei stato. Per me rimani un esempio. Essere amici e lottare assieme è stato un dono prezioso che custodirò per sempre. Il vuoto che lasci è grande e posso immaginare l’immenso dolore di Elena, Alessio e Alessandro. Mi stringo a loro con affetto.

Delta Gailer

2007 ANIMALI E ZOO - Riconvertiamo lo zoo "al Maglio"

Mozione

 

 

 

 

 

data

4 giugno 2007

 

 

presentata da

Giuseppe (Bill) Arigoni

 

 

 

vai al messaggio

 

 

 

 

 

 

 

Servono ancora gli zoo? Riconvertiamo lo zoo "al Maglio"

Sul periodico informativo ECO della consulta ecologica della Svizzera Italiana dell'aprile 1986 scrivevo:

"Rinchiudere gli animali in un ambiente innaturale, ossia fuori dal loro habitat, comporta:

- un danno irreparabile per l'animale rinchiuso,

- la trasmissione di un messaggio distorto tra uomo e natura.

Anche per il WWF lombardia gli zoo non sono altro che strutture antiquate, diseducative, inutili e crudeli. La cultura dello zoo è quella dell'enciclopedia dell'uomo europeo bianco padrone del mondo. Gli animali in cattività si trovano alla mercè dei visitatori, i quali, non tutti hanno una cultura basata sul rispetto dell'animale e della natura in genere. Molti di essi godono nello schernire animali feroci resi inoffensivi dalla struttura dello zoo. Gli zoo andrebbero chiusi perché non servono a nulla e non rispondono nemmeno a esigenze didattiche. molti ragazzi che vivono nelle nostre città non hanno mai visto una lepre, una salamandra, una cinciallegra, una mantide religiosa, un ghiro, una donnola: perché mai dovrebbero familiarizzare con false tigri, falsi leoni, falsi puma? Questi stessi ragazzi imparano ad avere una specie di contatto fisico con grossi animali di "peluche", senza poter avere una visione globale e scientificamente corretta di tutto l'habitat naturale in cui la fauna vive. [...] un'altra giustificazione che viene data agli zoo è: zoo = funzione protezionistica (proteggere le varie specie destinate all'estinzione). Questa scusa è quasi immorale. Prima si è lasciato distruggere il loro habitat o si è fatta ben poca cosa per proteggerlo non lasciando agli animali nessuna possibilità di sopravvivere ed ora gli vogliamo salvare rinchiudendoli. [...] per insegnare ai nostri figli l'amore per gli animali, per la natura e quindi anche per l'uomo ci sono oggi altri mezzi a disposizione (filmati, videocassette, libri, ecc.) che rispettano la libertà, la non-violenza, la rinuncia all'uso della forza, e la non ingerenza forzata nell'equilibrio naturale [...]".

A vent'anni di distanza queste riflessioni sono ancora valide. Come si può rispettare la dignità e la salute dell'animale come sancito dalla legge federale sulla protezione degli animali (art. 3 lett. a), dignità: il valore intrinseco dell’animale, che va rispettato da chiunque se ne occupi. Il fatto di arrecare all’animale un aggravio che non può essere giustificato da interessi preponderanti è lesivo della sua dignità. Vi è aggravio per l’animale se gli sono inflitti in particolare dolori, sofferenze o lesioni, se l’animale viene posto in stato d’ansietà o mortificato, se s’interviene in modo assai incisivo sul suo fenotipo o si pregiudicano le sue capacità, oppure se l’animale viene eccessivamente strumentalizzato) tenendolo in gabbia e quindi totalmente estraneo al suo habitat e al suo modo di vivere in rapporto con gli altri animali sia della sua specie sia di altre specie.

Siccome la gestione di uno zoo come quello "al Maglio" di Neggio (erroneamente chiamato zoo di Magliaso) richiede una autorizzazione cantonale, chiedo al Consiglio di Stato mettere in discussione la concessione ed eventualmente, se lo zoo è di interesse regionale, concordare un piano di riconversione di questa struttura che dovrebbe quindi essere trasformata in un parco con animali da cortile (asini, cavalli, capre, oche, conigli, ecc.); chiaramente tutto questo senza uccidere gli animali selvatici/feroci presenti, ma trasferendoli in altri parchi adatti alla gestione di questo tipo di animali.

Giuseppe (Bill) Arigoni

Legge federale

sulla protezione degli animali (LPAn)

del 16 dicembre 2005

L’Assemblea federale della Confederazione Svizzera,

visti gli articoli 80 capoversi 1 e 2 nonché 120 capoverso 2 della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale del 9 dicembre 2002,

decreta:

Capitolo 1: In generale

Art. 1 - Scopo

Scopo della presente legge è di tutelare la dignità e il benessere degli animali.

Art. 2 - Campo d’applicazione

1La legge si applica ai vertebrati. Il Consiglio federale determina a quali invertebrati essa è pure applicabile e in quale misura. A tal fine si orienta ai ritrovati scientifici inerenti alla sensorialità degli invertebrati.

2Sono fatte salve le leggi federali del 20 giugno 1986 sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, del 1° luglio 1964 sulla protezione della natura e del paesaggio, del 21 giugno 1991 sulla pesca, del 13 dicembre 2002 sulla formazione professionale e del 1° luglio 1966 sulle epizoozie.

Art. 3 - Definizioni

Nella presente legge s’intende per:

a. dignità: il valore intrinseco dell’animale, che va rispettato da chiunque se ne occupi. Il fatto di arrecare all’animale un aggravio che non può essere giustificato da interessi preponderanti è lesivo della sua dignità. Vi è aggravio per l’animale se gli sono inflitti in particolare dolori, sofferenze o lesioni, se l’animale viene posto in stato d’ansietà o mortificato, se s’interviene in modo assai incisivo sul suo fenotipo o si pregiudicano le sue capacità, oppure se l’animale viene eccessivamente strumentalizzato;

b. benessere: il benessere dell’animale, che è garantito segnatamente se:

1. le condizioni di detenzione e l’alimentazione non ne compromettono le funzioni fisiologiche o il comportamento e non ne sollecitano oltremodo la capacità di adattamento,

2. ne è assicurato il comportamento conforme alla specie entro i limiti della capacità di adattamento biologica,

3. l’animale è clinicamente sano,

4. si evitano all’animale dolori, lesioni e ansietà;

c. esperimenti sugli animali: qualsiasi procedimento che utilizza animali vivi al fine di:

1. verificare un’ipotesi scientifica,

2. accertare l’effetto di una determinata misura sull’animale,

3. sperimentare una sostanza,

4. prelevare o analizzare cellule, organi o liquidi organici, salvo nell’ambito della produzione agricola, dell’attività diagnostica o curativa sull’animale o per verificare lo stato di salute di popolazioni di animali,

5. ottenere o riprodurre organismi estranei alla specie,

6. fornire un supporto all’insegnamento, alla formazione e al perfezionamento professionali.

Art. 4 - Principi

1Chi si occupa di animali deve:

a. tener conto adeguatamente dei loro bisogni; e

b. nella misura in cui lo scopo della loro utilizzazione lo consenta, provvedere al loro benessere.

2Nessuno ha il diritto di infliggere ingiustificatamente dolori, sofferenze o lesioni a un animale, porlo in stato d’ansietà o ledere in altro modo la sua dignità. È vietato maltrattare e trascurare gli animali o affaticarli inutilmente.

3Il Consiglio federale vieta altre pratiche su animali che ne ledono la dignità.

Capitolo 2: Trattamento degli animali

Sezione 1: Detenzione di animali

Art. 6 - Requisiti generali

1Chi detiene un animale o lo accudisce deve nutrirlo e curarlo adeguatamente, garantirgli l’attività e la libertà di movimento necessarie al suo benessere e, per quanto necessario, offrirgli un ricovero.

2Dopo aver consultato le cerchie interessate, il Consiglio federale emana prescrizioni sulla detenzione di animali, segnatamente sotto forma di requisiti minimi, tenendo conto delle conoscenze scientifiche, delle esperienze pratiche e dell’evoluzione delle tecniche. Esso vieta i metodi di detenzione contrari ai principi della protezione degli animali.

3Il Consiglio federale può altresì stabilire i requisiti in materia di formazione e perfezionamento professionali dei detentori di animali e delle persone che addestrano animali.

Art. 7 - Obbligo di annuncio e di autorizzazione

1Il Consiglio federale può assoggettare determinati metodi di detenzione e la detenzione di determinate specie di animali all’obbligo di annuncio o di autorizzazione.

2L’immissione in commercio di sistemi e impianti di stabulazione fabbricati in serie destinati ad animali da reddito necessita di un’autorizzazione della Confederazione. L’autorizzazione è rilasciata soltanto se i sistemi e gli impianti soddisfano le esigenze per una corretta detenzione degli animali. Il Consiglio federale disciplina la procedura di autorizzazione e stabilisce a quali animali da reddito la stessa è applicabile. Per determinati metodi di detenzione può prevedere deroghe all’obbligo di autorizzazione.

3La detenzione professionale e privata di animali selvatici che richiedono cure o condizioni di detenzione speciali necessita di un’autorizzazione.

Regolamento di applicazione alla Legge cantonale sulla protezione degli animali

(del 30 giugno 1987)

Disposizioni generali

Art. 11

La custodia degli animali domestici e selvatici deve essere conforme alla legislazione federale in materia. Gli organi incaricati dell’applicazione possono eseguire controlli sulle condizioni di detenzione degli animali in conformità dell’ art. 7 della legge.

Detenzione di animali selvatici (artt. 35-44 OPAn)

Art. 12

1La detenzione di animali selvatici a titolo professionale, come pure la tenuta non professionale di animali selvatici secondo gli artt. 38 e 40 OPAn soggiacciono all’ autorizzazione dell’Ufficio del Veterinario Cantonale. Sono riservate le norme federali e cantonali sulla protezione della natura e della specie.

2Le domande concernenti l’autorizzazione per la detezione di animali selvatici vanno indirizzate, tramite formulario ufficiale, all’Ufficio del Veterinario Cantonale (art. 41 cpv. 1 e 2 OPAn). Questo rilascia l’autorizzazione conformemente all’art. 43 dell’OPAn.

3Le modificazioni del luogo, del numero, delle specie e delle condizioni di detenzione vanno segnalate all’Ufficio del Veterinario Cantonale. Se necessario questo rilascia le relative autorizzazioni (art. 44 cpv. 3 OPAn).

4L’Ufficio del Veterinario Cantonale controlla almeno ogni due anni la tenuta di animali selvatici (art. 44 cpv. 3 OPAn).

Commercio e pubblicità con animali (artt. 45-51 OPAn)

Art. 13

1Le domande concernenti l’autorizzazione per il commercio e la pubblicità con animali vanno indirizzate, tramite formulario ufficiale, all’ Ufficio del Veterinario Cantonale (art. 46 OPAn).

2Il commercio con scimmie proscimmie e felidi (escluso il gatto domestico) può essere esercitato soltanto dai giardini e parchi zoologici riconosciuti al riguardo dall’Ufficio del Veterinario Cantonale (art. 50 OPAn).

3L’Ufficio del Veterinario Cantonale controlla almeno ogni due anni la tenuta degli animali (art. 49 OPAn).

2009 ANIMALI E ZOO - Cosa è stato fatto per il rispetto degli animali allo Zoo al Maglio?

TESTO DELL'INTERROGAZIONE

Cosa è stato fatto per il rispetto degli animali allo Zoo al Maglio?

Le conclusioni del rapporto del collega Alex Pedrazzini (votato dal Parlamento il 16 febbraio 2009 e relativo alla mia mozione "Servono ancora gli zoo? Riconvertiamo lo Zoo al Maglio") contengono i seguenti passaggi interessanti e di riflessione che coinvolgono anche il Consiglio di Stato:

(...)

4. Conclusioni
4.1 Per lo Zoo del Maglio
Per le ragioni sopra ricordate la Commissione della legislazione reputa che nella sostanza lo Zoo al Maglio rispetti i parametri posti dalla legislazione sulla protezione degli animali attualmente in vigore ed in questo senso propone di respingere la mozione Arigoni. Un intervento "manu militari" del nostro Esecutivo non entra in linea di conto e qualora i proprietari dello zoo intendessero continuare la loro attività come sino ad ora nessuno lo potrebbe vietar loro senza che dapprima vengano modificate le leggi.
Questo non significa però che la Commissione sia assolutamente insensibile ai ragionamenti proposti da Bill Arigoni.
Facciamo anzi nostro l’auspicio secondo il quale sarebbe buona cosa che il Governo, agendo di concerto coi proprietari della struttura, riuscisse a medio termine a far si che l’odierno zoo fosse riconvertito gradualmente affinché vi vengano accolte solo razze animali alle quali si possa garantire vera dignità e non semplice dignità di facciata.
Quale primo passo - e questo è il desiderio espresso dal mozionante - potrebbe esserci quello di giungere ad una rinuncia progressiva delle importazioni/vendite e delle nuove nascite, così da riconvertire serenamente la struttura in questione.
Evidentemente non si potrà fare astrazione dall’elemento finanziario e fingere di ignorare quanto scrive il veterinario cantonale aggiunto ossia che "gli zoo svizzeri di importanza nazionale (ad esempio lo Zoo di Zurigo ma anche Tierpark come quello di Goldau), pur essendo in parte a gestione privata, sono strutture che dispongono di risorse finanziarie importanti che consentono loro di impostare al meglio i parchi soddisfacendo pure le esigenze dei visitatori". Occorrerà cioè far quadrare i bilanci.

4.2 Oltre il Maglio

Per quanto concerne le riflessioni che travalicano la stretta realtà malcantonese e vanno "al di là del Maglio" non possiamo esimerci dal ricordare come in nazioni a noi vicine a grandi passi si vada nella direzione dell’abolizione degli zoo "di vecchio tipo".

Certo il tema meriterebbe valutazioni scientifiche ed etiche ad ampio raggio.

Sta di fatto che anche dal piccolo osservatorio della Commissione della legislazione pare difficile contestare le affermazioni di chi, come la Lega Anti Vivisezione della Lombardia, ritiene scandaloso che "migliaia di animali siano ancora detenuti (a vita) nei giardini della prigionia (lager) e che nell’era della multimedialità elefanti, grandi felini, giraffe siano costretti ad una diseducativa esposizione utile a stupire l’immaginario del visitatore" e aggiunge: "l’intera vita passata tra recinti, sbarre di metallo, piccoli spazi adornati con improbabili ambienti naturali e la continua sofferenza fisica e psicologica che ne deriva, determinano la perdita delle caratteristiche etologiche originarie degli animali, trasformandoli in esseri viventi malati di noia e altre patologie del comportamento".

Inoltre come dare una risposta convincente alla domanda posta (e già ricordata) da Bill Arigoni: "perché quanto è ritenuto inammissibile nei confronti di un cane sarebbe invece pacificamente lecito nei confronti di un leone?" che genere di colpa può essere rimproverata a quest’ultimo? Forse quella di essere nato "della razza sbagliata"?

In conclusione la Commissione della legislazione pur conscia che ciò avrà nell’immediato un’influenza relativa su quello che sarà l’avvenire degli zoo nel nostro Paese, non può esimersi dall’esprimere un giudizio negativamente critico nei confronti di quelli di tipo classico.

Occorre tra l’altro non dimenticare che il nostro Paese ha nel 2002 introdotto nella sua legislazione il principio secondo il quale gli animali non sono cose (l’art. 641 cpv. 1 del CC) e ciò perché "molte persone ritengono superata la concezione giuridica basata sulla tradizione del diritto romano".

Ciò dimostra che la sensibilità è mutata e noi speriamo che il futuro saprà dar ragione a chi considera "i lager per animali" come destinati a una progressiva e sostanziale riconversione o alla pura e semplice scomparsa.

Tenendo in considerazione le conclusioni della commissione della legislazione ed in particolare di quelle parti da me estrapolate e messe in evidenza con la presente interrogazione chiedo al CdS:

  1. si è attivato per prendere contatto con i proprietari dello zoo come era auspicato nel rapporto?

  2. nel rapporto relativo alla questione dello Zoo Al Maglio si legge (...) noi speriamo che il futuro saprà dar ragione a chi considera "i lager per animali" (...). Nel frattempo quindi cosa si è fatto per modificare questa vecchia struttura per adattarla alla nuova sensibilità a favore degli animali?

  3. chiamare “lager” questa struttura deve far riflettere anche perché il nostro Paese ha introdotto il principio che stabilisce che gli animali non sono cose. Cosa è stato intrapreso dal dipartimento cultura e quali azioni di sensibilizzazione e discussione ha messo in atto nelle scuole per il rispetto degli animali?

  4. non è auspicabile che il Governo si faccia carico della decisione del Parlamento cantonale e la trasmetta al Parlamento federale affinché una indispensabile modifica della Legge federale in materia renda gradualmente impossibile la prosecuzione delle attività di queste piccole strutture onde arrivare, appunto, ad una loro riconversione o alla loro chiusura?

Giuseppe (Bill) Arigoni

2008 PS QUO VADIS? - INTERVISTA DE "IL CAFFÈ"

PER INGRANDIRE L'IMMAGINE CLICCA "VISUALIZZA IMMAGINE" COL TASTO DESTRO DEL MOUSE

Intervista su

2005 CERESIO - IL COMPARTO A LAGO A MELANO

Mozione

 

 

 

 

 

data

26 settembre 2005

 

 

presentata da

Giuseppe (Bill) Arigoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Richiesta di allestimento di un Piano d’utilizzazione cantonale (PUC) per il comparto a lago a Melano

Con una conferenza stampa, il 23 aprile 2005 avevo lanciato una provocazione per rompere il silenzio su quanto si stava facendo per il ricupero delle rive, invitando il Cantone a comperare 13 ettari di terreno ai bordi del lago Ceresio nel comune di Melano per un investimento (costo) di ca. 1,6 mio di franchi (stesso importo usato dalle autorità comunali e cantonali per l’acquisto di 2500 mq di terreno a lago nel Gambarogno). Purtroppo la risposta è stata ancora una volta il silenzio. Quindi sollecito un’ulteriore volta il Parlamento su questa problematica e sulla possibilità di proporre alla popolazione una soluzione possibile. Questa ampia ed estesa superficie libera a lago, per la quale il Piano regolatore non definisce un utilizzo particolare e che pertanto è da considerare quale zona non edificabile, è disponibile per rispondere alle esigenze di trovare soluzioni anche innovative a quanto aveva votato il Parlamento come indirizzo per un approccio serio al ricupero delle rive. Per quest’area vi sono indubbi interessi regionali legati rispettivamente alla sue particolarità (ampia area verde, non edificata) e alla sua pregiata posizione a lago. Per questa ragione e per le motivazioni che seguono, si richiede pertanto l’istituzione di un Piano d’utilizzazione cantonale.

1. Contenuti di interesse regionale e cantonale

Come detto, una vasta area del comprensorio a lago di Melano non è mai stata pianificata dal Comune e si trova pertanto fuori dalle zone edificabili. In questo comparto a lago il Piano direttore cantonale (PD) prevede la realizzazione di un porto regionale, di un'area di svago di importanza regionale e di un sentiero a lago. Il comparto è inoltre interessato dall'itinerario ciclabile svizzero ed è definito quale area sensibile nelle schede relative al Piano dei trasporti del Mendrisiotto e Basso Ceresio.

Si può quindi affermare che la quantità di interessi regionali e cantonali sono in questo comparto tali da comportare la necessità che il Cantone si adoperi per l'istituzione di un Piano di utilizzazione cantonale (PUC) in sostituzione del normale Piano regolatore comunale, anche considerato che il Comune non ha mai ritenuto di completare il proprio Piano regolatore con questa parte di territorio a lago. Ora si parla di svincolarne una parte per renderla edificabile senza aver ancora stabilito cosa si farà per la superficie restante. In tutti i casi si vogliono rendere edificabili 23000 mq di terreno che passerà dagli attuali fr. 12.- al mq ad oltre fr. 800.- al mq. Cosa ci guadagnano la comunità di Melano e il resto dei ticinesi?

2. Politica dei laghi a livello cantonale

Oltre agli obiettivi contenuti nel PD cantonale per la pubblica fruizione delle rive dei laghi, si richiama la decisione del Gran Consiglio, dell’aprile 2002, relativa alla mia mozione, presentata per la richiesta di un Piano d’intervento per il recupero delle rive entro 10 anni. In particolare il Gran Consiglio decretava che il recupero delle rive dei laghi doveva essere affrontato a livello cantonale, che era necessario seguire uno studio della situazione delle rive dei laghi con proposte d’intervento concrete anche innovative (prevedendo un piano d’investimenti con scadenze precise sul modello per esempio delle piste ciclabili) che la revisione del PD doveva essere l’occasione per ridefinire la politica del Cantone in merito alla gestione delle rive dei laghi e, infine, che nell’immediato dovevano essere ricercati elementi di sensibilizzazione sul tema in questione. Lo studio doveva essere presentato entro un anno.

Per concludere, le risposte a queste richieste del Gran Consiglio passano indubbiamente dall'allestimento di un Piano di utilizzazione cantonale e non comunale.

3. PUC - catasto rive laghi

In risposta alle richieste del Gran Consiglio in merito alla mozione sopra citata e nell'ottica della revisione del Piano direttore cantonale, secondo quanto mi è stato detto i servizi dell'Amministrazione hanno avviato studi sullo stato delle rive dei laghi, raccogliendo, anche per il tramite di un mandato esterno, i dati e le informazioni necessari per l’allestimento di un catasto sulle rive dei laghi. Da questo studio sono attese indicazioni e proposte concrete per il recupero delle rive dei laghi. L'elaborazione di un PUC deve essere considerata come la naturale prosecuzione degli studi sin qui eseguiti.

4. Semplificazione procedurale del PUC rispetto al PR

È utile rammentare che la procedura per l'adozione di un PUC è particolarmente vantaggiosa in termini di semplicità e di tempo rispetto a quella dell'approvazione di un Piano regolatore (PR). Non è un caso che per le ultime modifiche di pianificazione per l'impianto di termodistruzione a Giubiasco si sia fatto capo proprio a questo strumento che si è rivelato particolarmente efficace per quanto riguarda semplicità procedurale e tempistica.

Il PUC è un piano regolatore cantonale, adottato quando specifici interessi cantonali o sovraccomunali lo richiedono. Nel caso in questione, si sono già elencati gli elementi d'interesse regionale e cantonale che si sovrappongono e che portano alla conclusione della necessità di completare la lacuna pianificatoria con un PUC.

Dopo le semplificazioni procedurali del 1995 (messaggio e rapporto 4275), l'attuale procedura di attuazione di un PUC è semplicissima: elaborazione del piano da parte del Dipartimento, adozione da parte del Consiglio di Stato e approvazione da parte del Gran Consiglio (più eventuali ricorsi al Tribunale della pianificazione del territorio). Per il piano regolatore bisogna invece seguire la procedura elencata nella LALPT (artt. 32 e seguenti) come già detto molto più lunga e laboriosa. A tutela di quanto esposto, cito una recente iniziativa parlamentare (Beretta Piccoli) che lodava la semplicità della procedura del PUC proponendo una semplificazione della procedura in modo similare anche per quella del PR.

Molto particolare e rischioso sarebbe delegare l'attuazione del documento pianificatorio al Comune, visto che potrebbe anche non essere garantita la possibilità di riuscire a livello di decisione del legislativo, se non già dell'esecutivo stesso, a coordinare tutti gli aspetti di portata sovraccomunale rispetto ad eventuali interessi comunali che potrebbero anche andare in conflitto con quelle elencate di interesse pubblico sovraccomunale dal PD.

Si chiede pertanto che il Cantone utilizzi in maniera più decisa questo strumento di pianificazione cantonale con particolare riferimento alle pianificazioni a lago e a quella di Melano.

5) Competenze al Gran Consiglio che dovrà comunque già votare un credito (sussidio) per l'acquisto dei fondi di interesse pubblico

Come detto il PUC risulta essere lo strumento di pianificazione territoriale del Cantone. Nel caso di Melano è evidente che, come nel precedente caso di Vira Gambarogno, il Gran Consiglio sarà chiamato a sussidiare o ad acquistare direttamente questi fondi per le varie esigente pubbliche a lago (area di svago a lago d’importanza regionale in particolare). In quest'ottica, avrebbe poco senso se che il legislativo cantonale fosse chiamato in causa unicamente per finanziare una pianificazione gestita e proposta dal Comune con i rischi che ne potrebbero derivare. Evidentemente, sarebbe molto meglio se il Gran Consiglio approvasse congiuntamente il PUC e i relativi crediti di spettanza cantonale. Il caso di Vira Gambarogno è al proposito emblematico a testimonianza che senza un'unità di decisione il piano potrebbe anche rimanere una chimera. Il PUC è l'unica soluzione per risolvere questa situazione conflittuale e per poter dare uno spazio a lago di interesse regionale con spiaggia libera, spazzi per varie attività creative e sportive, campeggi, ristorante. Toccherà al Consiglio di Stato proporre l’ente che dovrà gestire questo spazio pubblico (rappr. comunali e cantonali, società sportive, ambientalisti?).

Giuseppe (Bill) Arigoni

1991 SINISTRA - Faremo la fusione di due consigli d’amministrazione

Faremo la fusione di due consigli d’amministrazione

13.12.1991

Ho partecipato all’ultimo comitato cantonale del PSU che aveva all’ordine del giorno la discussione sulle proposte di ristrutturazione e razionalizzazione dell’ente ospedaliero cantonale. Già il fatto che io stia scrivendo di questa riunione che era chiusa alla stampa è possibile che crei delle polemiche, ma voglio correre questo piccolo rischio perché i problemi importanti della sinistra non sono queste bazzecole.

Tutta la discussione in particolar modo sulla questione della chiusura delle pediatrie a Mendrisio e Locarno è stata fatta tra persone che potevano benissimo far parte di un consiglio d’amministrazione di una grande ditta o società finanziaria, e altre persone che cercavano di far passare delle idee che sono quelle poi che differenziano la sinistra dalle altre correnti di pensiero.

L’impressione avuta durante quasi tutta la serata era che le idee di queste ultime persone passassero tra i presenti, e tutto questo dava una speranza che la strategia pragmatica della razionalizzazione e della gestione dello Stato, con lo scopo di salvare il Ticino, non fosse sempre vincente all’interno del partito. E’ stata solo un’illusione, perché alla fine è prevalso il «buon senso», e la linea vincente che ha dato valori reali di sinistra alla gente negli ultimi anni (basta guardarsi attorno e si vedono i risultati) ha vinto ancora. Si è deciso per un ennesimo bel compromesso, che darà certamente ai partiti borghesi un’ulteriore possibilità per fregare la gente (vedi disdette ristrutturazione), ma darà anche a noi la possibilità di scrivere dei begli articoli di denuncia; è chiaro, sempre con correttezza e pragmatismo.

Sembra che la gestione finanziaria dello Stato sia rimasta l’unico ideale del partito; sistemiamo le finanze del cantone (anche se nel caso specifico della centralizzazione dei reparti di pediatria nemmeno questo obiettivo sarà raggiunto) e i problemi della società capitalista ticinese saranno risolti (scusatemi, ma mi è scappato il termine capitalista).

La cosa peggiore è che molti dei presenti si sentivano vicini a un discorso più sociale; ma poi è mancato loro il coraggio di rompere con la consueta strategia proposta dai soliti «Ieaders». Purtroppo, se la base, in questo caso del PSU, ma il discorso vale anche per la base del PST, non esce allo scoperto proponendo un cambiamento nel modo di agire che porti la sinistra più vicina alle esigenze della gente con una strategia che non sia solo economica, è finita. Diventeremo solo una presenza di gestori.

La creazione di un partito unico sarà così solo una fusione di due consigli d’amministrazione che parlano sempre di finanze del cantone ma non riescono nemmeno a far partire un giornale d’area della sinistra, mentre la Lega in poco tempo ne lancia un secondo.

Bill Arigoni

1991 SINISTRA - Un vaso vuoto con una nuova etichetta?

Un vaso vuoto con una nuova etichetta?

31.7.1991

In questo periodo parlare d’impegno politico è molto difficile perché quasi tutti hanno in mente le vacanze con la voglia di mare, di sole, di bagni e di passeggiate. Tutto questo è facile da capire perché ognuno di noi ha il diritto di «ricaricarsi le batterie» e non ha perciò voglia di svolgere attività impegnative; è invece difficile da comprendere che questa voglia di non fare niente come attività sociale politica continui durante tutto l’anno. In molte persone dell’area di sinistra è subentrata una certa rassegnazione o apatia, come se avessero lottato e sofferto per anni; è vero che molti nostri ideali non sono passati, ma in tutti i casi non abbiamo sofferto le pene dell’inferno, né abbiamo vissuto nella miseria. Piuttosto abbiamo usufruito di un certo benessere materiale. Perciò è difficile capire questo «lasciarsi andare» nella corrente dell’omologazione al capitale utilizzando le energie solo, per esempio, nelle partite di calcio o di tennis, mentre questa energia sarebbe vitale per i cambiamenti nella nostra società: forse che anche noi speriamo che i problemi vengano risolti dalla Lega? Lì non ci sono lunghe riflessioni comuni; c’è uno che pensa per tutti e poi dà gli ordini. Ancora una volta staremo a guardare lasciando che fatti già accaduti e sottovalutati della storia si ripetano?

Ora si parla di partito unico e di giornale unico per l’area di sinistra ma a me sembra che tutto si muova lentamente e i vari partiti di sinistra stiano facendo una partita a scacchi cercando di non perdere un potere che già adesso non hanno. Purtroppo le varie bandiere e le proprie magliette continuano a essere presenti nella discussione anche se tutti parlano di un movimento socialista unito. Questa situazione non la si vive solo nell’ambito della rifondazione del partito unico ma riguarda anche il giornale d’area. Se pensiamo all’interesse che questa proposta aveva suscitato diversi mesi fa adesso sembra che tutto cammini sul posto cercando di lasciare un segno sul «nuovo nascituro» nel ricordo del tempo passato. E pensare che la situazione della stampa di sinistra in Ticino è disastrosa! Con tutte le potenzialità che ci sono in questa area è vergognoso che non ci si metta d’accordo.

Forse tocca proprio a tutti quei rassegnati e delusi dare una spinta a tutto il movimento ma è chiaro che per fare questo bisognerà darsi da fare utilizzando tutte le energie disponibili per un progetto importante. Non bisogna lasciare tutto il lavoro di unificazione nelle solite mani di chi ha gestito la politica in questi anni; se non c’è la partecipazione libera di tutti in questo momento importante l’accordo che ne scaturirà sarà stato fatto solo tra vertici anche se ratificato dalla base.

Quest’ultima si ritroverà demotivata e il nuovo partito sembrerà un vaso vuoto con una nuova etichetta. Se tutti non partecipano alla rifondazione di questo partito unico può sorgere il dubbio che molti lo vogliono perché pensano che essendo in tanti si possa lavorare ancora meno; se così fosse sarebbe un grandissimo errore che indebolirà tutto il movimento.

Bill Arigoni

1991 SOCIALISMO - L’ordine e il movimento socialista

L’ordine e il movimento socialista

13.7.1991

George Bush sta decidendo come intervenire in Iraq per eliminare il potenziale nucleare di quel paese. Tutto questo mi preoccupa molto, perché dopo aver fatto una guerra che non è servita a niente, se non a stabilire che, l’unica super-potenza a livello mondiale è l’America e che perciò il controllo di una materia energetica come il petrolio spetta agli Stati Uniti, ora gli USA vogliono intervenire ancora militarmente. Tutti i problemi esistenti nella regione non sono stati risolti con la guerra: dai palestinesi (che ora vengono uccisi con processi farsa da quel regime che tutti i paesi che si sono accodati all’America hanno riportato al potere), ai curdi dei quali più nessuno parla come di un popolo che deve essere unito al di sopra delle frontiere di quattro stati. Oltre a questi problemi ora ci sono altri due popoli, quello iracheno e quello del Kuwait che si trovano in una situazione disastrosa con gravissimi problemi sanitari, d’igiene, e di alimentazione.

La soluzione dei problemi di alcuni popoli e il voler portare la democrazia nel Kuwait erano promesse fatte dalle autorità americane per convincere l’opinione pubblica mondiale sulla giustezza della guerra.

Le soluzioni non sono state trovate e la situazione nella regione è molto grave, caricata com’è, anche, da un grave degrado ambientale causato dai moltissimi pozzi petroliferi che continuano a bruciare e che causeranno delle ripercussioni ambientali anche da noi.

Spero che nessuno pensi che io sia a favore di Saddam Hussein, accusa che serviva prima della guerra per denigrare chi proponeva altre soluzioni; non sono però nemmeno a favore di tutto ciò che gli americani fanno; penso che nemmeno loro abbiano la verità su tutti i problemi.

Mi fa veramente paura il nuovo servilismo di tutti i paesi occidentali nei loro confronti, Bush decide di levare le sanzioni al Sud Africa e subito i paesi occidentali si accodano a questa decisione; ora gli Stati Uniti vogliono bombardare le basi militari irachene, dove pensano ci siano istallazioni nucleari (alle istallazioni nucleari israeliane nessuno ci pensa). I paesi occidentali cosa diranno davanti a un possibile disastro nucleare? Sarà un sì ubbidiente.

Una volta anche nel popolo di sinistra c’era una luce abbagliante che dai paesi dell’est arrivava fino a noi, e accecandoci, non ci permetteva di vedere chiaramente (certe volte non si voleva vedere) quello che stava succedendo in quei paesi; ora la stessa cosa sta succedendo alla maggior parte della popolazione occidentale che guarda all’America allo stesso modo, con occhi fissi e senza nessuna facoltà di analisi.

Il nuovo ordine mondiale stabilito dagli USA con l’appoggio delle autorità e di molta parte della popolazione occidentale è molto pericoloso perché uniforma tutti a un unico modello di società. Perciò è importantissima la spinta di un movimento socialista che, superando le continue analisi su chi è il più bravo a sinistra, si metta in movimento per controbattere questa unica e grande aggregazione di persone le quali, ubbidienti, stanno facendo gli errori che abbiamo fatto molti di noi. Questo movimento socialista è importante anche da noi, anche se è chiaro che le sorti del mondo non verranno cambiate partendo dal Ticino.

Bill Arigoni